DURIAN, L'ORO D'OERINTE!
Il durian “amato dai cinesi”: la corsa all’oro verde che fa crescere il Laos, ma apre ferite ambientali e sociali
Un frutto spinoso, dall’odore inconfondibile e divisivo, è diventato negli ultimi anni uno dei motori economici più potenti del Sud-est asiatico. Il durian, celebrato da molti come “re dei frutti” e considerato una prelibatezza in Cina, non è più soltanto un simbolo gastronomico: è una filiera globale che muove miliardi, ridisegna mappe agricole, attira capitali e infrastrutture. E, come spesso accade quando la domanda cresce più in fretta delle regole, porta con sé una scia di effetti collaterali: deforestazione, tensioni sulla terra, uso intensivo di chimica in agricoltura, trasformazioni sociali rapide e, in alcune aree, conflitti latenti.
La “durian mania” cinese: un mercato che orienta intere economie
Per capire perché il durian sia diventato così strategico bisogna partire dalla domanda cinese. La Cina è oggi il più grande mercato al mondo per questo frutto e si affida in larga misura alle importazioni. I numeri aiutano a cogliere la scala: secondo dati doganali riportati da fonti di settore e ripresi da più testate, nel 2024 la Cina avrebbe importato circa 1,56 milioni di tonnellate di durian per un valore vicino a 6,99 miliardi di dollari, segnando nuovi record.
Questo volume non è un dettaglio statistico: è una forza gravitazionale. Dove si concentra la domanda, si spostano investimenti, si modificano colture e si costruiscono corridoi logistici. In altre parole, il durian non è più “solo agricoltura”: è una leva di commercio e infrastrutture, capace di cambiare le scelte dei governi e degli imprenditori.
Il Laos come frontiera agricola: perché proprio lì
Emerge un quadro chiaro: per soddisfare la richiesta cinese, alcuni imprenditori e gruppi stanno investendo in Laos, considerandolo una nuova frontiera produttiva.
Il Laos presenta almeno tre “attrattori”:
- Terreni ancora disponibili in aree che gli investitori ritengono convertibili a piantagioni;
- Prossimità geografica alla Cina, con un vantaggio sui tempi di trasporto;
- Infrastrutture in accelerazione, tra cui la ferrovia Cina–Laos, che riduce sensibilmente tempi e costi logistici e rende più competitivo l’export di prodotti deperibili.
Imprenditori che percorrono per ore strade e altopiani, valutano suoli e microclimi, impostano vivai e impianti su scala industriale, scommettendo sul fatto che la filiera cinese assorbirà tutto ciò che riusciranno a produrre.
Il tempo lungo dell’agricoltura e la tentazione della monocultura
Il durian è redditizio, ma non è una coltura “istantanea”. Un durianeto richiede investimenti pazienti: bisogna aspettare anni prima che gli alberi entrino a pieno regime produttivo, curare irrigazione, potature, impollinazione, controllo fitosanitario, infrastrutture di raccolta e catena del freddo.
Questo elemento ha due conseguenze tipiche:
- Barriera d’ingresso elevata: chi ha capitale (o accesso a credito e concessioni) domina la partita;
- Rischio monocultura: quando il premio economico è alto, cresce la pressione a convertire vaste aree a un’unica coltura, aumentando vulnerabilità ecologica (parassiti, malattie, stress idrico) e dipendenza dai prezzi di mercato.
Il nodo ambientale: la foresta come “costo nascosto”
Il punto più delicato riguarda le conseguenze ambientali. La trasformazione di foreste e mosaici agricoli tradizionali in piantagioni porta perdita di biodiversità, frammentazione degli habitat e aumento delle emissioni legate al cambiamento d’uso del suolo.
Per un riscontro quantitativo, dati indipendenti di Global Forest Watch indicano che il Laos ha registrato una perdita importante di copertura arborea negli ultimi decenni: dal 2001 al 2024 sono stati persi circa 5,2 milioni di ettari di tree cover (dato aggregato, con cause diverse).
È fondamentale sottolineare un aspetto: non tutta la perdita di copertura arborea è automaticamente “deforestazione illegale” o legata a una singola filiera. Tuttavia, la letteratura e le sintesi di WRI (World Resources Institute) evidenziano che in Laos una quota rilevante della perdita è collegata a espansione agricola e condizioni economiche che favoriscono investimenti e conversione del suolo.
Qui entra in gioco un classico problema di governance: se l’espansione corre più veloce di controlli, zonizzazione, consultazioni e valutazioni ambientali, la foresta diventa il “margine” su cui si scarica il costo reale della crescita.
Chimica in agricoltura e acqua: quando il profitto entra nei villaggi
Attenzione ad altri pericolosi precedenti nel Laos dove colture da export, in assenza di regole solide, hanno generato impatti su salute e risorse idriche (con riferimento a precedenti boom agricoli).
Il durian, come molte colture intensive, può comportare uso significativo di fertilizzanti e fitofarmaci, soprattutto quando si punta a massimizzare resa e standard estetici del prodotto. L’impatto non è inevitabile, ma dipende da pratiche e controlli: agricoltura integrata, gestione del suolo, fasce tampone vicino ai corsi d’acqua, tracciabilità dei trattamenti, formazione degli operatori.
Il rischio è che, in contesti rurali dove la popolazione ha scarsa voce nelle decisioni e dove la capacità ispettiva è limitata, l’intensificazione agricola diventi una fonte di conflitto: chi trae profitto e chi subisce esternalità non coincidono.
Terra, concessioni e consenso sociale: la questione più sensibile
Uno dei passaggi più importanti riguarda l’aspetto sociale: l’arrivo di grandi investimenti può essere percepito come opportunità (lavoro, strade, reddito), ma anche come perdita di controllo su territorio e risorse.
In molte economie della regione, la terra non è solo un asset economico: è identità, sicurezza alimentare, rete sociale. Quando la terra cambia funzione, cambiano anche gli equilibri tra produzione per il mercato e produzione per la sussistenza, tra lavoro agricolo tradizionale e lavoro salariato, tra autonomia e dipendenza.
È qui che la parola “sviluppo” può diventare ambigua. Crescita del PIL e aumento export non significano automaticamente benessere diffuso se:
- i contratti di concessione non sono trasparenti;
- le comunità non vengono consultate;
- i benefici si concentrano in pochi soggetti;
- i costi ambientali ricadono localmente.
Logistica e geopolitica del frutto: la ferrovia che accorcia le distanze
Non ultimi per importanza sono ovviamente i collegamenti: per un prodotto deperibile, logistica significa mercato. La ferrovia Cina–Laos, pienamente operativa dal 2021, ha reso più rapido il collegamento tra Laos e province cinesi.
Diverse fonti riportano tempi di percorrenza nell’ordine di circa 10 ore (Kunming–Vientiane, in condizioni e servizi specifici) e sottolineano l’effetto di compressione dei tempi rispetto al trasporto stradale.
Questo dato, tradotto in economia agricola, significa una cosa: la possibilità di costruire filiere in cui la raccolta è sincronizzata con l’arrivo sul mercato, riducendo sprechi e aumentando margini. Ma significa anche che il Laos diventa più integrato (e, per alcuni aspetti, più dipendente) dai cicli economici e dalle decisioni regolatorie del mercato cinese.
Qualità, protocolli e barriere: quando il mercato alza l’asticella
La crescita della domanda porta anche un aumento della regolazione: standard fitosanitari, protocolli di esportazione, controlli su residui e tracciabilità. Reuters, ad esempio, ha raccontato come l’apertura del mercato cinese a nuove origini (come la Malesia per il durian fresco) sia sì un’opportunità, ma anche un percorso condizionato da vincoli logistici e requisiti stringenti.
Per i produttori del Laos, questo può trasformarsi in un bivio:
- o si investe in qualità e conformità (con costi e competenze);
- o si resta in una zona grigia dove il rischio di blocchi, respingimenti e crisi reputazionali aumenta.
Allora: il durian è una benedizione o una maledizione?
La risposta più onesta è: dipende dal modello di sviluppo scelto adesso. Questo discorso non va demonizzato perchè la filiera del durian può creare reddito e progetti di lungo termine, ma va segnalata anche che la velocità dell’espansione che sta generando pressioni reali su foreste e comunità.
Il Laos può usare questa “finestra” per costruire una crescita più solida, ma servono condizioni precise:
- Zonizzazione chiara delle aree coltivabili, con protezione effettiva delle foreste ad alto valore ecologico;
- Concessioni trasparenti, contratti pubblici, consultazione delle comunità e meccanismi di reclamo;
- Standard ambientali e idrici obbligatori (fasce ripariali, limiti ai trattamenti, piani di gestione del suolo);
- Tracciabilità e certificazioni credibili per accedere ai mercati premium senza scorciatoie;
- Diversificazione agricola per evitare la dipendenza da un solo prodotto e ridurre rischi di shock di prezzo o fitopatologie.
Conclusione: il prezzo reale di un frutto desiderato
Il durian, oggi, è un termometro di un fenomeno più ampio: la globalizzazione dei consumi che entra nelle campagne e le trasforma. In Cina è un simbolo di gusto e status; in Laos può diventare un volano di entrate e infrastrutture; nelle foreste può trasformarsi in un fattore di erosione e perdita di biodiversità.
Il punto non è scegliere tra crescita e ambiente come se fossero alternative. Il punto è decidere chi paga e chi beneficia di quella crescita, e con quali regole. Perché, quando la domanda è così forte, l’unico vero antidoto agli eccessi non è la morale: è la governance.
Manuel
