Sanremo 2026, prima serata: cronaca, momenti clou e pagelle (top e flop)
Sanremo 2026, prima serata: cronaca completa, momenti clou e pagelle (top e flop) dal Teatro Ariston
Sanremo 2026 è ufficialmente partito e la prima serata – andata in onda ieri ha già messo sul tavolo tutto ciò che rende il Festival un fenomeno unico: canzoni inedite, scelte artistiche che dividono, performance che conquistano al primo ascolto e altre che lasciano perplessi.
In questa prima puntata si sono esibiti tutti e 30 gli artisti Big e la classifica di serata è stata determinata dal voto della Giuria Sala Stampa, TV e Web. Il risultato più importante (perché fotografa l’impatto “a caldo” delle canzoni) è la Top 5 provvisoria, comunicata senza indicare le posizioni, quindi in ordine casuale.
La scaletta e il “peso” della prima serata
La prima serata è sempre un test spietato: nessuno ha il tempo di “crescere” perché il pubblico ascolta tutto per la prima volta, e la critica giudica immediatamente la solidità di melodia, testo, interpretazione e presenza scenica.
L’ordine di uscita (che spesso influisce sulla percezione) è stato pubblicato nei materiali e nei contenuti ufficiali, con una scaletta che ha alternato brani radiofonici, ballad e proposte più sperimentali.
Il punto è semplice: in una serata con 30 brani, la chiarezza vince. Chi arriva con un’identità netta e un ritornello memorabile parte avanti. Chi invece presenta un brano “di atmosfera” rischia di essere capito dopo, magari dalla seconda esibizione in poi.
La Top 5 della Sala Stampa: chi ha convinto subito
La Sala Stampa, TV e Web ha indicato i cinque brani più forti della prima serata (ripetiamolo: senza ordine di classifica). Ecco i nomi comunicati durante la serata:
- Arisa – “Magica Favola”
- Fulminacci – “Stupida Sfortuna”
- Serena Brancale – “Qui con me”
- Ditonellapiaga – “Che Fastidio!”
- Fedez & Marco Masini – “Male Necessario”
Pagelle ragionate: promossi, rimandati e bocciati (con criteri chiari)
Qui facciamo una cosa utile: non solo “mi piace/non mi piace”, ma una lettura tecnica e televisiva basata su quattro criteri: brano (scrittura), interpretazione (voce e credibilità), impatti (ritornello/memoria), resa televisiva (presenza scenica).
TOP 5 – Analizziamo la testa della classifica
Arisa ha puntato su una ballad di impatto emotivo: quando la voce “tiene” e il brano ha una struttura riconoscibile, la prima serata diventa un acceleratore naturale. È quel tipo di esibizione che, anche se non urla, rimane addosso.
Fulminacci ha convinto perché appare centrato: ritmo, intenzione, equilibrio tra scrittura e interpretazione. In un Festival affollato, chi non sbava e non inciampa sale.
Serena Brancale è stata una sorpresa “forte”: quando un’artista porta un’identità vocale riconoscibile e non si appoggia soltanto all’arrangiamento, l’Ariston lo sente. E la sala stampa, spesso, premia proprio questo: personalità + controllo.
Ditonellapiaga ha giocato bene la carta dell’energia: in una serata lunga, una performance che “accende” fa guadagnare punti. Se il brano è costruito per funzionare anche fuori dal Festival, la spinta è doppia.
Fedez & Marco Masini hanno portato un’operazione che vive sul contrasto e sulla narrazione: se regge la chimica sul palco e il brano ha un gancio, il pubblico se lo ricorda. E la prima serata vive di memoria immediata.
FLOP – Chi ha fatto peggio (o non ha lasciato il segno)
In una prima serata con 30 brani, il “peggio” spesso non è stonare: è scivolare via. Alcune esibizioni, pur corrette, hanno dato l’impressione di non avere ancora trovato la forma definitiva, oppure di non avere un ritornello capace di “fermarsi” in testa.
Tra i miei personali flop mi sento di annoverare Ermal Meta il cui testo avevo dato come migliore in assoluto tra tutte le canzoni in gara. Un testo che, però, non ha avuto un degno supporto nella musica e che quindi nel complesso ha rappresentato la mia più grande delusione di questa serata, seppure il messaggio che porta è fortissimo e molto di impatto emotivo.
I momenti clou: tv, simboli e racconto (quando Sanremo diventa “evento”)
Oltre alla gara, la prima serata ha avuto un taglio molto “evento”, con passaggi di memoria e televisione che hanno spostato l’attenzione dal solo brano al racconto complessivo.
È qui che Sanremo fa Sanremo: il pubblico non guarda soltanto una playlist, guarda un rito collettivo. E questo incide anche sul giudizio delle canzoni: chi riesce a “bucare” in mezzo al rumore, spesso, è chi ha capito che l’Ariston non è solo un palco… è una lente d’ingrandimento.
Cosa aspettarsi dalla seconda serata: i fattori che possono ribaltare tutto
La Top 5 della Sala Stampa è una fotografia importante, ma non definitiva. Cambiano le giurie, cambiano le dinamiche, cambia l’umore del pubblico. Ci sono brani che al primo ascolto sembrano “sobri” e poi, alla seconda esecuzione, crescono. E ci sono canzoni che partono forti e poi perdono margine.
La sensazione, dopo questa prima notte, è che Sanremo 2026 abbia già trovato un nucleo di canzoni con peso competitivo. Ma è presto per dare sentenze: il Festival è una maratona, e la classifica vera inizia quando tutte le componenti del voto entrano davvero in gioco.

