CLA: la Lazio ha le catene!
Perché la Lazio non può utilizzare liberamente i milioni incassati dalla vendita di un calciatore?
È una domanda che molti tifosi si pongono quando leggono di possibili cessioni e, contemporaneamente, delle limitazioni imposte al mercato biancoceleste.
La risposta non dipende soltanto dalla quantità di denaro presente nelle casse della società. Il principale problema riguarda il Costo del Lavoro Allargato, comunemente indicato con la sigla CLA, e il rapporto tra questo valore e i ricavi prodotti dal club.
Che cos’è il Costo del Lavoro Allargato
Il CLA è un indicatore economico utilizzato dalla FIGC per valutare quanto pesano i costi dell’area sportiva rispetto ai ricavi di una società.
La formula è apparentemente semplice:
Costo del Lavoro Allargato ÷ Ricavi
Nel costo del lavoro vengono considerate principalmente alcune voci legate alla prima squadra:
- gli stipendi dei calciatori professionisti;
- il costo dell’allenatore della prima squadra;
- gli ammortamenti e le svalutazioni dei cartellini;
- i costi sostenuti per gli agenti sportivi.
Non è quindi del tutto corretto descrivere il CLA come l’insieme di ogni debito o costo strutturale della società. L’indicatore riguarda soprattutto il peso economico della rosa e della gestione sportiva.
Dalla stagione 2026/27 vengono inoltre esclusi dal calcolo gli stipendi e gli ammortamenti dei calciatori professionisti Under 23 eleggibili per le Nazionali italiane. La modifica è stata introdotta per favorire gli investimenti sui giovani.
La spiegazione ufficiale della FIGC è disponibile nel comunicato sulle Licenze Nazionali 2026/27.
Il CLA considera anche i ricavi
Un punto importante deve essere chiarito: il CLA non guarda solamente quanto spende una società, ma mette i costi in rapporto con i ricavi.
Nel denominatore vengono infatti considerati, tra gli altri:
- ricavi commerciali e da sponsorizzazioni;
- diritti televisivi;
- ricavi delle vendite e delle prestazioni;
- plusvalenze nette derivanti dalle cessioni;
- ricavi da prestiti e altre operazioni sui calciatori.
Le plusvalenze e alcuni proventi del calciomercato non vengono però valutati semplicemente sulla base dell’ultima vendita effettuata. Le norme prevedono, per determinate voci, l’utilizzo del valore medio degli ultimi trentasei mesi.
Questo significa che una grande cessione può aiutare, ma non sempre produce immediatamente un miglioramento sufficiente dell’indicatore.
La composizione completa del rapporto è riportata nelle Norme Organizzative Interne della FIGC.
La soglia del 70% e la situazione della Lazio
A partire dalla sessione estiva del 2026, il limite stabilito per le società di Serie A è stato abbassato da 0,8 a 0,7.
In parole semplici, il costo del lavoro allargato non dovrebbe superare il 70% dei ricavi rilevanti calcolati secondo le regole federali.
Secondo i dati riportati dalla stampa specializzata nel giugno 2026, l’indicatore della Lazio sarebbe stato pari a circa 0,822, quindi superiore di oltre dodici punti percentuali rispetto alla soglia prevista.
Il numero non è stato indicato nel comunicato pubblico della Lazio, ma è stato riportato da Calcio e Finanza, che ha parlato di un’eccedenza da coprire vicina ai 19,5 milioni di euro.
Questo valore non significa, tuttavia, che per ogni 100 milioni incassati la Lazio debba materialmente spenderne 82,2 per pagare le proprie strutture. Il CLA non è un semplice estratto conto e non misura direttamente la liquidità disponibile. È un rapporto contabile costruito utilizzando specifiche categorie di costi e ricavi.
Vendere un calciatore permette di fare mercato?
Sì, una cessione può permettere alla Lazio di effettuare nuovi acquisti, ma non rende automaticamente libero tutto l’incasso.
La vendita di un giocatore può aiutare il club in diversi modi:
- produce un’entrata finanziaria;
- può generare una plusvalenza;
- elimina lo stipendio del calciatore ceduto;
- rimuove il suo costo contrattuale residuo;
- può creare il saldo positivo necessario per un nuovo tesseramento.
La FIGC stabilisce però che, per ogni nuovo calciatore, la Lega Serie A debba verificare l’integrale copertura degli impegni economici e finanziari assunti.
Nel calcolo non viene considerato solamente il prezzo del cartellino. Vengono valutati anche lo stipendio, i bonus, la durata del contratto e il costo complessivo dell’operazione.
Un esempio semplice
Supponiamo che la Lazio venda un giocatore per 20 milioni di euro. Questo non significa necessariamente che possa acquistare immediatamente un altro calciatore per 20 milioni.
Bisogna verificare:
- quanto vale realmente la plusvalenza prodotta dalla vendita;
- quanto stipendio viene risparmiato;
- quale costo residuo viene eliminato;
- quanto peseranno il nuovo cartellino, l’ingaggio e le commissioni.
La nuova operazione può essere autorizzata solamente quando il saldo complessivo risulta positivo e sufficiente a coprirne tutti gli impegni.
La Lazio non può spendere nemmeno un euro?
Affermare che la Lazio non possa spendere nemmeno un euro è una semplificazione eccessiva.
La formulazione più corretta è la seguente:
la Lazio non può aumentare liberamente i propri impegni economici sul mercato senza avere prima generato una copertura sufficiente attraverso cessioni, risoluzioni contrattuali, rinunce agli emolumenti o altre operazioni ammesse dalle norme.
Il 12 giugno 2026 la stessa società ha comunicato di poter procedere al tesseramento dei calciatori nel rispetto dell’articolo 90, comma 4, lettera A, delle NOIF.
Il comunicato ufficiale della S.S. Lazio conferma quindi l’esistenza di un mercato condizionato, ma non completamente chiuso.
Pagare i debiti può risolvere il problema?
Il semplice pagamento di un debito ordinario non riduce automaticamente il numeratore del CLA. Per abbassare stabilmente l’indicatore bisogna diminuire il costo della rosa oppure aumentare i ricavi rilevanti.
Le norme consentono però di coprire l’eccedenza attraverso alcune operazioni finanziarie, tra cui:
- versamenti destinati a un futuro aumento di capitale;
- aumenti di capitale interamente sottoscritti e versati;
- versamenti per la copertura delle perdite;
- finanziamenti postergati e senza interessi da parte dei soci;
- utilizzo di determinate riserve disponibili;
- utilizzo, in precise condizioni, dei crediti derivanti dalle cessioni dei calciatori.
La proprietà può quindi intervenire immettendo risorse per ottenere la revoca o l’allentamento delle limitazioni. Non esiste solamente la strada delle cessioni.
Come può la Lazio rientrare stabilmente nei parametri
Per migliorare il CLA nel medio periodo la Lazio dovrebbe agire contemporaneamente su costi e ricavi.
Dal lato dei costi potrebbe:
- cedere calciatori con stipendi elevati;
- evitare nuovi contratti particolarmente onerosi;
- ridurre ammortamenti e commissioni;
- inserire maggiormente giovani italiani Under 23 esclusi dal calcolo.
Dal lato dei ricavi dovrebbe invece aumentare le entrate continuative provenienti da sponsorizzazioni, attività commerciali, stadio, competizioni sportive e diritti audiovisivi.
Vendere un singolo calciatore può fornire un aiuto temporaneo. Rendere sostenibile la società richiede invece un miglioramento strutturale.
Il CLA obbliga Lotito a vendere la Lazio?
No. Il superamento del limite del CLA non determina automaticamente l’obbligo di vendere la società.
La proprietà può tentare di rientrare attraverso la riduzione dei costi, l’aumento dei ricavi, le cessioni dei calciatori o un intervento finanziario diretto.
La possibile cessione della Lazio rimane quindi una valutazione imprenditoriale e politica della proprietà. Le difficoltà economiche e le limitazioni di mercato possono certamente aumentare le pressioni sulla dirigenza, ma non esiste una norma federale che imponga a Claudio Lotito di cedere il club.
In conclusione la Lazio non è necessariamente priva di liquidità e non ha un mercato totalmente bloccato. Si trova però in una situazione nella quale non può spendere liberamente né aumentare il costo complessivo della rosa senza adeguate coperture.
Le cessioni possono creare spazio, soprattutto quando permettono di ottenere plusvalenze e di eliminare stipendi elevati. Ma il denaro incassato non può essere reinvestito automaticamente e integralmente come accadrebbe in un semplice mercatino.
Il vero problema è il rapporto tra il costo sportivo sostenuto dalla Lazio e i ricavi prodotti dal club. Finché questo equilibrio non sarà ristabilito, ogni operazione dovrà essere attentamente compensata e autorizzata secondo i parametri della FIGC.
Virginia
