Lazio, questo inizio fa paura!

Giocatori della Lazio delusi dopo l’eliminazione in Coppa Italia contro il Mantova

Una Lazio che lascia senza parole

Sono senza parole. Credevo di essere preparato a una stagione difficile, una stagione che, durante l’estate, avevo quasi sperato non arrivasse mai. Pensavo di avere già metabolizzato quello che avremmo potuto vedere e ciò che ci sarebbe potuto aspettare.

Invece mi sbagliavo.

Non ero pronto per niente. Quanto accaduto ha reso la situazione ancora più pesante di quanto immaginassi. Anche quando si pensa di essere arrivati al punto più basso, sembra esserci sempre la possibilità di scendere ancora.

Ed è proprio questo l’aspetto che mi preoccupa maggiormente. Non è soltanto la delusione per una singola partita o per un’eliminazione. È la sensazione complessiva che arriva guardando questa squadra e provando a immaginare quello che potrà essere il suo percorso.

La situazione, per come la vedo io, è molto, molto, molto preoccupante. E più ripenso alla partita, più quella preoccupazione aumenta.

L’illusione che bastino uno o due acquisti

Eppure c’è ancora chi prova a ragionare in maniera completamente diversa. C’è chi continua a sostenere che, magari prendendo un buon difensore e riuscendo nel miracolo di arrivare a Icardi, questa squadra potrebbe addirittura andare in Europa.

È un ragionamento che, personalmente, non riesco neppure a comprendere.

Non si può pensare che bastino uno o due giocatori per cancellare tutti i problemi che questa Lazio sta mostrando. Non si può continuare a guardare soltanto il singolo nome e immaginare che un eventuale acquisto possa improvvisamente trasformare completamente il livello generale della squadra.

Chi sostiene una prospettiva del genere, secondo il mio punto di vista, non si rende minimamente conto di quella che è realmente questa Lazio e, soprattutto, della sua pochezza tecnica.

Ed è proprio questo il punto centrale: il livello tecnico complessivo è troppo basso.

Il vero problema è la qualità complessiva

Non sto parlando soltanto di un reparto o di una singola carenza. Il problema riguarda il livello generale della rosa. Una pochezza tecnica che, oltretutto, viene ulteriormente amplificata da un’altra situazione sulla quale credo sia necessario soffermarsi.

All’interno della squadra possono esserci due, tre, forse quattro elementi dotati di una qualità superiore rispetto al resto della rosa. Giocatori che, nelle condizioni giuste, potrebbero riuscire a mettere qualcosa di importante al servizio della squadra.

Ma proprio qui nasce un altro problema.

Se quei pochi elementi qualitativamente migliori non vengono messi nelle condizioni di esprimere pienamente le proprie caratteristiche, il livello complessivo della Lazio si abbassa ulteriormente.

Non basta avere tre o quattro calciatori capaci di offrire qualcosa in più. Bisogna anche consentire loro di esprimersi nella maniera migliore possibile. E, in questo momento, per come vedo la situazione tattica della squadra, questo non sta accadendo.

I pochi giocatori di qualità non sono nelle condizioni ideali

È proprio questo uno degli aspetti che considero più preoccupanti. In una rosa nella quale la qualità complessiva viene già giudicata insufficiente, diventa ancora più importante valorizzare al massimo quei pochi elementi in grado di alzare il livello.

Se invece questi giocatori vengono utilizzati in una situazione tattica nella quale non riescono a esprimere completamente le loro caratteristiche, il problema diventa doppio.

Da una parte rimane la pochezza tecnica generale della squadra. Dall’altra, anche quei pochi calciatori capaci di offrire qualcosa in più finiscono per incidere meno di quanto potrebbero.

Quei tre o quattro elementi qualitativamente superiori non sono, a mio giudizio, nelle loro condizioni ottimali. E quando una squadra già limitata tecnicamente non riesce nemmeno a sfruttare completamente le sue poche qualità migliori, inevitabilmente tutto diventa ancora più difficile.

Questo, per me, spiega perfettamente la sensazione provata durante la partita e soprattutto nelle ore successive.

Le immagini della partita continuano a tornare alla mente

Mentre provo a mettere insieme questi pensieri, continuano a tornarmi alla mente alcune scene della partita di ieri. Alcuni momenti della gara riemergono continuamente e aumentano ancora di più rabbia, delusione e amarezza.

È questo che fa veramente male.

E tutto questo va persino oltre l’eliminazione dalla Coppa Italia.

Perché, lo ripeto, quest’anno la Coppa non rappresentava per me l’obiettivo centrale della stagione. La consideravo quasi un diversivo, uno svago, qualcosa in più rispetto alle difficoltà che già immaginavo avremmo dovuto affrontare.

Nella stagione precedente, pur all’interno di un’annata difficilissima, si poteva ancora sperare di riuscire a incastrare quattro o cinque episodi favorevoli e provare così ad andare il più avanti possibile nella competizione.

E infatti quella strada era stata percorsa.

Quest’anno, invece, personalmente non tenevo quasi in considerazione la Coppa. Non era quella la mia principale preoccupazione. Non era da lì che sarebbe dipeso il giudizio generale sulla stagione.

Uscire ai trentaduesimi contro il Mantova è troppo

Ma una cosa è non considerare la Coppa una priorità. Un’altra cosa è uscire ai trentaduesimi di finale contro il Mantova.

E lo dico con tutto il rispetto possibile per il Mantova, al quale va anche un grande applauso.

Ma per la Lazio, per quello che rappresenta la Lazio e per quello che rappresenta la sua storia, questa eliminazione è troppo.

È troppo. Semplicemente troppo.

Non perché esista una regola che impedisca a una squadra meno considerata di vincere una partita. Nel calcio può accadere qualsiasi cosa. Il problema, per me, è ciò che questa eliminazione rappresenta nel quadro generale di una situazione già estremamente preoccupante.

Diventa l’ennesima macchia che va ad aggiungersi a tutto il resto.

E soprattutto resta un dato che fa ancora più male: dopo trent’anni la Lazio esce al primo turno di Coppa Italia.

È una frase che da sola restituisce perfettamente la sensazione che provo.


“Sarai contento”: no, non c’è nulla di cui essere contenti

La cosa che trovo ancora più assurda è leggere o ascoltare qualcuno che, dopo una situazione del genere, prova perfino a dire: “Adesso sarai contento, visto che quello che dicevi si è dimostrato vero”.

Ma contento di cosa?

Come si può essere contenti davanti a una Lazio che fa stare male?

Come si può pensare che chi da tempo esprime preoccupazione possa provare soddisfazione nel vedere quelle paure trasformarsi in qualcosa di concreto?

Io non provo nessuna soddisfazione. Provo esattamente il contrario.

Ho lo stomaco accartocciato dal nervoso, dalla rabbia e dalla delusione. Sto peggio di prima. Se avessi potuto scegliere, avrei preferito vedere tutte le mie preoccupazioni smentite dai fatti.

Quindi no, non c’è assolutamente nulla di cui essere contenti.

Raccontare la Lazio dal proprio punto di vista

Quello che provo a fare, nel mio piccolo, è raccontare la Lazio dal mio punto di vista. E lo sottolineo ancora una volta: dal mio punto di vista.

Non pretendo che questa visione debba essere necessariamente condivisa da tutti. Ma è la realtà che io percepisco guardando questa squadra, osservando il suo livello tecnico e cercando di capire quello che può offrire.

Ed è proprio per questo che continuo a definire la situazione estremamente preoccupante.

Non lo faccio per il gusto di attaccare la Lazio. Non lo faccio perché mi faccia piacere utilizzare parole durissime nei confronti della squadra che amo. Al contrario, è proprio il dolore con cui guardo questa situazione a rendere ancora più pesanti certe considerazioni.

Questa Lazio, per me, è troppo scarsa. E la cosa che preoccupa ancora di più è che i pochi giocatori in grado di alzarne il livello tecnico non sembrano nemmeno essere messi nelle condizioni migliori per farlo.

Per questo l’eliminazione contro il Mantova non può essere archiviata semplicemente come una brutta serata o come una competizione che quest’anno interessava meno.

La Coppa poteva anche rappresentare soltanto qualcosa in più. Ma uscire in questo modo, così presto, diventa inevitabilmente un altro segnale all’interno di una situazione che già prima appariva difficile.

Ed è proprio questo che resta dopo la partita: rabbia, amarezza, delusione e soprattutto una preoccupazione enorme per questa Lazio.

Manuel