Alla Lazio servono almeno 50 milioni come ossigeno!

Lazio incatenata dal CLA all’81% davanti allo Stadio Olimpico con il titolo Lazio: 50 milioni o addio.

Lazio, servono 50 milioni per rientrare nel CLA: perché sarebbe impossibile trovarli

Alla Lazio servirebbero circa 50 milioni di euro netti e immediatamente disponibili per rientrare nei parametri del Costo del Lavoro Allargato. Una cifra enorme, soprattutto considerando l’attuale situazione economica della società, il valore della rosa, gli anticipi già ottenuti negli esercizi precedenti e il crollo delle entrate provocato dal boicottaggio dei tifosi.

Il problema non riguarda soltanto la necessità di reperire denaro. La vera difficoltà consiste nel trovare risorse realmente utilizzabili per migliorare il rapporto tra costi e ricavi. Incassare una determinata cifra dalla vendita di un calciatore, infatti, non significa poter considerare automaticamente quell’intero importo come denaro netto disponibile.

Secondo quanto riportato dai giornali, per riportare il Costo del Lavoro Allargato entro i limiti sarebbe necessario un intervento da circa 50 milioni netti. Se questa cifra non venisse reperita, la conseguenza indicata sarebbe la necessità di arrivare alla cessione della Lazio.

Il punto centrale è che, nelle condizioni attuali, raggiungere quei 50 milioni appare tecnicamente, economicamente e sportivamente impossibile.

Il CLA della Lazio sarebbe nettamente fuori parametro

La Lazio deve affrontare il problema del CLA, il parametro che mette in relazione il costo complessivo della struttura sportiva con i ricavi prodotti dalla società. Nel costo rientrano il personale, gli stipendi, gli ammortamenti dei cartellini e le altre spese collegate alla gestione della rosa.

Quando i costi rimangono elevati e i ricavi diminuiscono, il rapporto peggiora. È precisamente questa la situazione descritta: la Lazio avrebbe un CLA arrivato all’81%, mentre il limite indicato sarebbe più basso.

Per rientrare non sarebbe sufficiente ottenere liquidità generica. Servirebbero risorse capaci di produrre un effetto concreto sui conti, riducendo i costi oppure aumentando in maniera significativa i ricavi considerati nel calcolo.

Il problema è che le principali fonti di entrata della società risulterebbero ormai compromesse o già utilizzate in anticipo.

Il boicottaggio dei tifosi avrebbe azzerato le entrate

Il boicottaggio totale deciso da una parte della tifoseria avrebbe chiuso o fortemente ridotto diverse fonti di ricavo. Il calo degli abbonamenti, la diminuzione della vendita dei biglietti, il minore acquisto di maglie e merchandising e la riduzione dell’interesse commerciale intorno alla squadra avrebbero un peso diretto sulla capacità della società di generare entrate certe e sostenibili.

Questa situazione avrebbe un effetto ancora più grave sul CLA. I costi della società, infatti, non scompaiono insieme ai ricavi. Gli stipendi, gli ammortamenti, i contratti e le altre spese rimangono, mentre le entrate si riducono.

Il boicottaggio diventerebbe quindi il carico decisivo su una condizione economica già estremamente difficile. Non rappresenterebbe soltanto una manifestazione di dissenso nei confronti della proprietà, ma un elemento capace di incidere direttamente sulla sostenibilità economica della Lazio.

Gli 85 milioni di anticipi sarebbero già stati utilizzati

Alla riduzione dei ricavi si aggiunge un altro elemento fondamentale. Nella stagione precedente, Claudio Lotito avrebbe chiesto alle banche anticipi sui diritti televisivi, sugli sponsor tecnici e commerciali, sugli accordi di marketing, sulle partnership, sui diritti d’immagine e su altri crediti futuri.

La cifra complessiva indicata è di circa 85 milioni di euro. Il dato viene presentato come ufficiale e riportato nei documenti finanziari della Lazio e nelle analisi di bilancio della società.

Quegli 85 milioni, però, sarebbero già stati spesi. Soprattutto, non potrebbero essere ottenuti nuovamente negli anni immediatamente successivi, perché si tratterebbe di anticipi relativi a crediti futuri pluriennali.

In altre parole, la Lazio avrebbe già utilizzato oggi una parte delle entrate che avrebbe dovuto ricevere domani. Questo impedirebbe alla società di ripetere la stessa operazione per reperire altri 50 milioni immediati.

La strada dell’anticipo bancario, quindi, non sarebbe più concretamente percorribile. La società dovrebbe trovare il denaro attraverso altre fonti, ma le entrate prodotte dai tifosi sarebbero diminuite e le risorse future sarebbero già state anticipate.

Per ottenere 50 milioni netti servirebbero cessioni per 80 o 100 milioni

Una delle soluzioni apparentemente più immediate potrebbe essere la vendita dei calciatori. Anche questa strada, però, presenterebbe un ostacolo quasi insuperabile.

Per ottenere 50 milioni netti non basterebbe vendere giocatori per un valore complessivo di 50 milioni. Nel calcio, infatti, il prezzo lordo di una cessione non coincide con l’effettivo beneficio economico ottenuto dalla società.

Quando viene venduto un calciatore bisogna considerare le commissioni agli agenti, le percentuali destinate ai procuratori, gli eventuali bonus ancora da riconoscere, l’ammortamento residuo del cartellino, le possibili percentuali spettanti alla precedente società e le altre spese collegate all’operazione.

Bisogna inoltre considerare il costo del sostituto. Anche nel caso in cui venisse acquistato un calciatore svincolato o arrivasse un giocatore in prestito, la Lazio dovrebbe comunque sostenere uno stipendio, possibili commissioni e altri costi contrattuali.

Per questo motivo, secondo il ragionamento proposto, da una vendita da 10 milioni lordi potrebbero rimanere soltanto circa 4 milioni netti. Di conseguenza, per ottenere davvero i 50 milioni necessari, la Lazio dovrebbe realizzare cessioni complessive comprese tra 80 e 100 milioni di euro.

Con il valore attuale della rosa, però, un simile volume di vendite sarebbe irraggiungibile.

I calciatori con maggiore valore sarebbero già stati ceduti

La Lazio non avrebbe più una rosa dalla quale ricavare 80 o 100 milioni attraverso le cessioni. I calciatori di maggiore valore sarebbero già stati venduti, mentre quelli rimasti non avrebbero una valutazione sufficiente per produrre le plusvalenze necessarie.

Il problema non è soltanto trovare squadre interessate. Anche riuscendo a vendere alcuni elementi della rosa, le cifre incassate potrebbero non generare un beneficio economico significativo.

In alcuni casi, una cessione potrebbe addirittura peggiorare i conti invece di migliorarli. Questo accadrebbe quando il prezzo netto ottenuto risultasse inferiore alla cifra investita per acquistare il calciatore e al valore ancora presente a bilancio.

L’esempio di Noslin

Un esempio pratico può essere costruito prendendo in considerazione la batteria degli attaccanti, il reparto nel quale normalmente si trovano i calciatori vendibili alle cifre più elevate.

Tra gli attaccanti rimasti, Noslin viene indicato come il giocatore più forte e come uno dei pochi elementi che, almeno teoricamente, potrebbe essere ceduto a un prezzo importante.

La Lazio lo avrebbe pagato una cifra compresa tra 16 e 18 milioni di euro. Non essendo ricordato con precisione l’importo esatto, si può utilizzare come riferimento la cifra più bassa, pari a 16 milioni.

Immaginando una vendita da 20 milioni di euro, risultato che rappresenterebbe già un’impresa, la società non avrebbe comunque a disposizione l’intera cifra. Dopo aver considerato commissioni, ammortamenti e altri costi collegati all’operazione, l’incasso netto potrebbe ridursi a una somma compresa tra 7 e 10 milioni.

La Lazio finirebbe quindi per ottenere meno di quanto aveva investito per acquistarlo. Invece di produrre una grande plusvalenza, la sua cessione rischierebbe di generare una minusvalenza o comunque un beneficio insufficiente per risolvere il problema del CLA.

Noslin è certamente un buon giocatore, ma non è un calciatore che può essere venduto per 60 milioni realizzando una plusvalenza enorme. Anche raggiungere una valutazione di 20 milioni rappresenterebbe, secondo questa analisi, un risultato difficilmente ottenibile.

Se neppure uno degli attaccanti con maggiore valore può portare nelle casse della società una cifra realmente decisiva, diventa ancora più difficile immaginare di ottenere gli 80 o 100 milioni lordi necessari attraverso gli altri componenti della rosa.

Il caso Dia e la percentuale al Villarreal

Un problema simile riguarderebbe anche Boulaye Dia. In caso di futura rivendita, la Lazio dovrebbe riconoscere al Villarreal una percentuale del 20%.

Questo ridurrebbe ulteriormente il guadagno netto dell’operazione. Anche davanti a una buona offerta, una parte della cifra incassata dovrebbe essere trasferita alla precedente società, diminuendo l’effetto positivo della cessione sui conti della Lazio.

Vendere Dia non significherebbe quindi ottenere liberamente l’intero prezzo concordato con la società acquirente.

Anche vendendo, la Lazio dovrebbe sostituire i calciatori

Esiste inoltre un ulteriore problema sportivo. La Lazio non potrebbe semplicemente vendere i propri attaccanti e presentarsi alla nuova stagione senza sostituirli.

Ogni uscita importante renderebbe necessario almeno un nuovo ingresso. Con il CLA all’81%, però, la società potrebbe muoversi soltanto attraverso operazioni estremamente limitate, come prestiti secchi o calciatori svincolati.

Anche queste formule, tuttavia, non sarebbero completamente prive di costi. Un calciatore arrivato gratuitamente dovrebbe comunque ricevere uno stipendio e potrebbe richiedere commissioni alla firma. Un giocatore in prestito potrebbe comportare il pagamento dell’ingaggio o di una parte di esso.

La società si troverebbe quindi davanti a un paradosso: vendere per cercare di migliorare il CLA e, contemporaneamente, sostenere nuovi costi per ricostruire una rosa già indebolita.

Lo smantellamento della squadra non garantirebbe il raggiungimento dell’obiettivo economico e produrrebbe un ulteriore ridimensionamento sportivo.

Perché i 50 milioni sarebbero irraggiungibili

Mettendo insieme tutti gli elementi, la conclusione appare inevitabile. La Lazio avrebbe bisogno di 50 milioni netti, ma non potrebbe ottenerli attraverso nuovi anticipi bancari perché avrebbe già incassato e speso circa 85 milioni relativi a crediti futuri.

Non potrebbe ottenerli attraverso le normali entrate commerciali perché il boicottaggio dei tifosi avrebbe ridotto drasticamente abbonamenti, biglietti, merchandising e altre fonti di ricavo.

Non potrebbe ottenerli attraverso le cessioni perché, per produrre 50 milioni netti, dovrebbe vendere giocatori per un valore lordo compreso tra 80 e 100 milioni. La rosa attuale non avrebbe però calciatori sufficientemente valutati per raggiungere quella cifra.

Inoltre, ogni cessione imporrebbe nuovi investimenti per sostituire i giocatori partiti, mentre il CLA impedirebbe alla società di effettuare operazioni normali sul mercato.

Le strade disponibili sarebbero quindi tutte chiuse: niente nuovi anticipi, entrate ridotte, rosa senza valore sufficiente e mercato bloccato.

La cessione della Lazio diventerebbe inevitabile

In questa situazione, la vendita della Lazio non dipenderebbe più dalla volontà personale di Claudio Lotito. Non si tratterebbe di decidere liberamente se cedere o continuare a mantenere il controllo della società.

La cessione diventerebbe una conseguenza della situazione economica. La proprietà potrebbe provare a resistere, rinviare il problema o mostrare pubblicamente che tutto procede normalmente, ma i numeri renderebbero sempre più difficile continuare a sostenere la società nelle stesse condizioni.

Lotito venderebbe la Lazio non perché desidera farlo, ma perché non avrebbe più alternative concretamente percorribili.

Il raggiungimento dei 50 milioni sarebbe tecnicamente impossibile, economicamente insostenibile e sportivamente distruttivo. Anche smantellando la squadra, non ci sarebbe la certezza di produrre la cifra netta necessaria, mentre il club perderebbe ulteriore competitività.

Il boicottaggio dei tifosi renderebbe ancora più grave una crisi già profonda, eliminando quelle entrate che avrebbero potuto offrire almeno un sostegno temporaneo.

Davanti alla realtà economica, non sarebbe più possibile continuare a fingere che tutto vada bene. La Lazio non riuscirebbe più a chiudere il bilancio e a mantenersi nelle condizioni attuali. Per questo motivo, la cessione della società diventerebbe inevitabile, anche davanti alla volontà della proprietà di continuare a resistere.

Virginia