FIGC commissariata, Malagò commissario di se stesso!


Giovanni Malagò e il commissariamento della FIGC dopo la controversia sulla sua elezione alla presidenza federale
FIGC commissariata, Malagò commissario di se stesso: l’ennesimo pastrocchio all’italiana

Ci sono situazioni che, raccontate senza conoscere il contesto, potrebbero sembrare frutto di una battuta o di una provocazione. E invece questa volta si tratta di quanto accaduto realmente intorno alla FIGC. Una vicenda che, dopo giorni di discussioni legate alla posizione di Giovanni Malagò e alla questione del suo tesseramento, è arrivata a una conclusione capace di rendere il quadro ancora più paradossale: la Federazione Italiana Giuoco Calcio viene commissariata e il commissario scelto è proprio Giovanni Malagò.

In altre parole, l’uomo intorno al quale si è sviluppato il problema che ha portato alla necessità di intervenire sulla governance federale viene individuato come la persona incaricata di guidare la stessa Federazione durante il commissariamento. Una situazione che può essere riassunta con un’espressione tanto semplice quanto efficace: Malagò diventa, di fatto, commissario di se stesso.

Ed è proprio questo il punto che rende tutta la vicenda difficile da comprendere per chi la osserva dall’esterno. Dopo settimane nelle quali il dibattito si è concentrato sulla regolarità dell’elezione e sulla mancanza del requisito del tesseramento FIGC, ci si sarebbe potuti aspettare una soluzione capace di mettere definitivamente ordine. Il risultato finale, invece, è qualcosa che rischia di aumentare ulteriormente la sensazione di confusione.

Dal problema dell’elezione al commissariamento della FIGC

La questione nasce dalla posizione di Giovanni Malagò e dalla sua elezione alla guida della Federazione. Il nodo che emerge riguarda il mancato tesseramento FIGC, elemento che ha alimentato una vicenda istituzionale destinata inevitabilmente a produrre conseguenze.

Una volta arrivati al punto in cui la situazione non poteva più essere ignorata, la strada scelta è stata quella del commissariamento. Il CONI ha infatti ratificato il commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Fin qui, per quanto la situazione fosse già particolarmente delicata, il percorso avrebbe potuto apparire comprensibile: viene individuato un problema istituzionale, si interviene e si decide di commissariare la Federazione per riportarla verso una situazione regolare.

È la scelta successiva, però, a rendere tutto decisamente più difficile da spiegare.

Il commissario straordinario della FIGC è infatti Giovanni Malagò.

Proprio lui.

Non una figura terza chiamata dall’esterno per gestire una fase delicata. Non una persona completamente estranea alla vicenda. Ma lo stesso Malagò che si trovava alla guida della FIGC e la cui posizione era diventata il centro dell’intera discussione.



Il paradosso: Malagò commissario della stessa Federazione che presiedeva

Il risultato è inevitabilmente paradossale. La FIGC viene commissariata, ma a guidarla durante il commissariamento sarà la stessa persona che la guidava precedentemente.

Si cambia formalmente la posizione, ma il nome rimane esattamente lo stesso.

È questo l’elemento che rende la vicenda difficile da raccontare senza evidenziarne la contraddizione. Se una Federazione viene commissariata, nell’immaginario comune il commissariamento rappresenta una rottura rispetto alla gestione precedente, almeno dal punto di vista istituzionale. In questo caso, invece, la soluzione individuata produce un effetto quasi opposto.

Giovanni Malagò non è più semplicemente il presidente eletto della FIGC: diventa il commissario straordinario della FIGC.

La persona resta la stessa.

La Federazione resta la stessa.

Cambia la qualifica con la quale quella persona è chiamata a guidarla.

Ed è qui che il concetto di “commissario di se stesso” assume tutto il suo significato.

Non si tratta semplicemente di una battuta costruita per rendere più spettacolare la vicenda. È il modo più immediato per descrivere la situazione che si è venuta a creare: una Federazione commissariata affidata alla stessa figura che ne era presidente prima del commissariamento.

Un pastrocchio che assume contorni sempre più difficili da spiegare

La sensazione trasmessa dall’intera vicenda è quella del classico pastrocchio all’italiana. Un problema che parte da una questione precisa, attraversa giorni di discussioni e valutazioni e arriva infine a una soluzione che, anziché rendere tutto immediatamente più chiaro agli occhi dell’opinione pubblica, genera un nuovo paradosso.

Ed è proprio questo tipo di situazioni che finisce spesso per alimentare all’estero una rappresentazione dell’Italia che certamente non aiuta l’immagine del Paese. Perché spiegare quello che è successo diventa quasi surreale: prima emerge la questione relativa all’elezione del presidente, poi si arriva al commissariamento della Federazione e infine viene scelto come commissario proprio il presidente che era al centro della vicenda.

È una sequenza che sembra scritta appositamente per prestarsi all’ironia.

Eppure non c’è nulla di inventato nel dato centrale: Giovanni Malagò è stato nominato commissario straordinario della FIGC dopo il commissariamento della Federazione.

Una soluzione che non cancella le domande

Il problema, quindi, non riguarda semplicemente il nome di Malagò. Il punto è comprendere la logica complessiva di un sistema che arriva a produrre una situazione del genere.

Se la vicenda del tesseramento era sufficientemente importante da arrivare fino al commissariamento della FIGC, appare quantomeno singolare che la soluzione conclusiva sia quella di affidare l’incarico di commissario proprio allo stesso protagonista.

Se esisteva un problema tale da rendere necessario commissariare la Federazione, come può la soluzione essere rappresentata dalla stessa persona che la guidava prima?

È questo l’interrogativo che nasce spontaneamente davanti alla decisione.

Il problema non è soltanto tecnico o formale. È anche comunicativo e istituzionale. Perché le istituzioni sportive, soprattutto quando rappresentano il calcio italiano, dovrebbero essere in grado di trasmettere all’esterno chiarezza, credibilità e linearità nelle proprie decisioni.

Questa vicenda produce invece esattamente la sensazione opposta: prima un caso, poi uno scontro, quindi la prospettiva del commissariamento e infine una soluzione che porta Malagò a essere nominato commissario della FIGC.

Il calcio italiano e una situazione che sfiora il comico

È inevitabile che, osservando la vicenda nel suo insieme, emerga anche un elemento quasi comico. Non perché la gestione della Federazione più importante del calcio italiano sia una questione sulla quale scherzare, ma perché la successione degli eventi conduce a un risultato che sarebbe stato difficile persino immaginare all’inizio della storia.

Il presidente finisce al centro di una controversia istituzionale. Si discute della validità della sua posizione. Si arriva al commissariamento. E chi viene nominato commissario?

Lo stesso presidente.

Una dinamica che rischia inevitabilmente di alimentare ancora di più il sentimento di distanza tra le istituzioni sportive e chi osserva il calcio semplicemente da tifoso.

Perché al di là dei tecnicismi, dei regolamenti e delle interpretazioni giuridiche, resta una domanda estremamente semplice: come si può spiegare con naturalezza che una Federazione venga commissariata e che alla sua guida, come commissario, venga lasciata la stessa persona che la guidava prima?

È proprio la semplicità della domanda a rendere ancora più evidente la particolarità della risposta.

Malagò commissario FIGC: cambia il ruolo, non cambia l’uomo al comando

La decisione è ormai ufficiale. La stessa ANSA, nel ricostruire la vicenda, ha evidenziato il particolare meccanismo determinato dalla nomina.

Il risultato finale resta quindi quello che più colpisce: la FIGC è commissariata, Giovanni Malagò è il commissario straordinario e, sostanzialmente, subentra a se stesso.

Una conclusione che fotografa perfettamente la stranezza della situazione.

Non serve aggiungere costruzioni particolarmente sofisticate per sottolinearne il carattere paradossale. È sufficiente raccontare ciò che è accaduto in ordine cronologico per rendersi conto di quanto sia difficile considerare normale una soluzione simile.

Prima Malagò viene eletto presidente. Poi esplode il caso legato al tesseramento. La questione diventa abbastanza importante da portare al commissariamento della Federazione. Infine, una volta commissariata la FIGC, l’incarico di commissario viene affidato proprio a Malagò.

Presidente prima, commissario dopo. Sempre Giovanni Malagò alla guida della FIGC.

L’ennesima immagine che il calcio italiano avrebbe potuto evitare

Alla fine resta soprattutto una sensazione: quella di trovarsi davanti a un’altra vicenda che il calcio italiano avrebbe potuto gestire in maniera molto più lineare.

Perché ciò che rimarrà nell’immaginario collettivo non saranno soltanto le discussioni tecniche o le interpretazioni dei regolamenti. Rimarrà soprattutto un’immagine immediata, potente e difficilissima da cancellare: quella di Giovanni Malagò diventato commissario della Federazione di cui era già presidente.

Una situazione che rischia di trasformare una questione istituzionale seria in qualcosa che, raccontato fuori dai confini italiani, può apparire quasi come una caricatura del nostro modo di gestire determinate situazioni.

È proprio questo l’aspetto più amaro. Ancora una volta il calcio italiano riesce a produrre una vicenda nella quale procedure, decisioni e soluzioni finiscono per intrecciarsi fino a creare un risultato talmente particolare da diventare immediatamente materiale per ironia e incredulità.

Il punto, però, non dovrebbe essere ridere della vicenda.

Il punto dovrebbe essere chiedersi come sia stato possibile arrivare fino a questo.

Il riassunto più semplice è anche quello più incredibile

Alla fine, per spiegare tutto ciò che è accaduto, basta una frase.

La FIGC è stata commissariata e il commissario della FIGC è Giovanni Malagò.

La stessa persona che era presidente prima del commissariamento.

È questo il riassunto della vicenda. Ed è probabilmente proprio la sua estrema semplicità a renderla ancora più difficile da accettare come una normale dinamica istituzionale.

In un sistema che dovrebbe puntare alla massima credibilità e trasparenza, soprattutto quando si parla della principale Federazione calcistica italiana, episodi del genere finiscono inevitabilmente per alimentare perplessità e critiche.

Malagò commissario di se stesso.

Una frase che sembra una provocazione, ma che descrive il risultato concreto di una giornata destinata a rimanere tra quelle più singolari nella gestione recente del calcio italiano.

E forse non esiste definizione più efficace per sintetizzare quanto accaduto: l’ennesimo, clamoroso pastrocchio all’italiana.

Manuel