Il dramma della solitudine nel vivere la Lazio

Stadio Olimpico con spalti vuoti e atmosfera silenziosa simbolo della protesta dei tifosi della Lazio

Il dramma della solitudine nello sport: un atto d’amore che rischia di ferire la Lazio

È difficile, per un uomo di sport di 75 anni, tifoso laziale da una vita e giocatore di un calcio che oggi non esiste più, parlare apertamente dei sentimenti che prova. Ho vissuto mille storie negative della Lazio, sconfitte dolorose, stagioni difficili, illusioni spezzate. Ma ciò che sta accadendo oggi è diverso.

Il dramma e la solitudine nello sport non si possono accettare.

La protesta e la petizione

L’iniziativa della petizione e la successiva protesta hanno avuto un impatto forte. Sappiamo tutti cosa è avvenuto prima e dopo il calciomercato. Sappiamo delle cessioni, delle aspettative disattese e del malcontento crescente.

Ma bisogna anche ricordare le parole di Maurizio Sarri nelle numerose interviste: parlava di un’annata di transizione, di costruzione, di un progetto basato su sette o otto elementi fondamentali su cui edificare una squadra stabile nelle competizioni europee.

Questo era il progetto.

Le cessioni e il malcontento

Il Taty era dato per partente. Il suo rendimento lasciava presagire una cessione. Guendouzi rappresentava il pezzo pregiato per capitalizzare e reinvestire. Gli acquisti sono stati fatti. Allora dove nasce la distonia di tutto questo malcontento?

La risposta è nella gestione della comunicazione.

Le negligenze amministrative chiarite solo a posteriori hanno incrinato la fiducia. Trentamila abbonati avevano dato credito alla società. E una parte di quella fiducia è andata persa.

La protesta: colpire chi?

La tifoseria ha deciso di prendere di petto la situazione. Sciopero, stadio vuoto, segnale forte contro la società e il presidente.

Ma chiediamoci: questo atto d’amore fino a che punto punisce davvero la società?

La società ha già incassato abbonamenti, diritti televisivi, merchandising e sponsorizzazioni. Il danno economico immediato è minimo. L’impatto è mediatico, ma le tempeste mediatiche passano.

Il rischio vero è un altro: fare male alla squadra.

Lo stadio vuoto: un danno per chi scende in campo

L’Olimpico vuoto diventa terra di conquista. Per gli avversari è un vantaggio. Per gli arbitri un contesto più leggero. Per i nostri giocatori una solitudine assordante.

Il rapporto tra squadra e tifoseria è il valore aggiunto di ogni società. Disattenderlo significa togliere forza a chi deve lottare in campo.

È questo che vogliono i tifosi? È questo l’atto d’amore?

Colpire la società con atti concreti

Se si vuole punire la società esistono strumenti più incisivi:

  • Vendere le azioni per chi ne è in possesso.
  • Non rinnovare l’abbonamento e decidere partita per partita.
  • Disdire abbonamenti televisivi.

Questi sarebbero segnali economici concreti.

La visibilità politica è un altro punto centrale. L’ingresso della scena politica nella vicenda ha colpito il cuore del presidente. Tra due anni si rinnoveranno le cariche. La credibilità politica è il vero terreno sensibile.

Il ruolo di Sarri e della squadra

In questo clima pesante bisogna riconoscere il comportamento del mister Sarri. Un galantuomo, un uomo vero di sport.

Io, al suo posto, forse mi sarei dimesso al primo sciopero, perché lavorare senza entusiasmo e serenità è deleterio.

E invece la squadra ha retto l’urto. Ha rispettato la curva. Ha protetto la società. Ha mantenuto dignità.

Ora basta: riempiamo lo stadio

La protesta ha avuto il suo effetto. Il messaggio è arrivato forte e chiaro. Non serve reiterarlo all’infinito.

Ora è il momento di riempire lo stadio.

Una coreografia sontuosa, magari ispirata a Dante e alla narrazione dell’Inferno, sarebbe l’apoteosi di una protesta civile e potente.

Dire al presidente che perseverare porta all’oblio. All’inferno sportivo.

Meditate

Presidente, mediti.

Perché vietare alle giovani aquile di vivere lo stadio, di sognare i loro beniamini, è un danno sociale enorme.

La Lazio è passione, è appartenenza, è famiglia.

E nello sport la solitudine non si può accettare.

Enrico