Olimpiadi Milano-Cortina: sono davvero sostenibili?
Olimpiadi insostenibili: Milano-Cortina 2026 tra promesse green, costi crescenti e territori sotto pressione
Milano-Cortina 2026 viene raccontata come l’Olimpiade della sostenibilità, dell’equilibrio tra sport e ambiente, del rispetto dei territori. Ma scavando sotto la superficie delle dichiarazioni ufficiali, emerge un quadro molto più complesso, fatto di costi in aumento, cantieri invasivi, consumo di acqua ed energia e comunità locali che denunciano di non essere state realmente coinvolte nelle decisioni.
Il dossier “Olimpiadi insostenibili”, pubblicato su Internazionale, solleva interrogativi profondi che meritano attenzione, soprattutto oggi, mentre i lavori procedono e il conto economico e ambientale continua a crescere.
La narrazione ufficiale e la realtà dei cantieri
Nel linguaggio istituzionale ricorre spesso la parola “legacy”: l’eredità positiva che i Giochi dovrebbero lasciare ai territori. Tuttavia, in molte aree alpine coinvolte, la percezione è opposta. A Cortina d’Ampezzo, simbolo delle Olimpiadi invernali italiane, i cantieri hanno trasformato profondamente il paesaggio, generando tensioni tra residenti, amministrazioni e comitati civici.
Strade, infrastrutture, villaggi temporanei e impianti sportivi stanno ridisegnando un territorio fragile, già messo alla prova dal turismo di massa e dal cambiamento climatico. La promessa di interventi “minimali” si scontra con la realtà di opere permanenti che avranno un impatto ben oltre il 2026.
I numeri dei costi: oltre quattro miliardi di euro
Uno dei punti più critici riguarda la distribuzione della spesa pubblica. Secondo i dati riportati nel dossier, il costo complessivo delle opere legate a Milano-Cortina 2026 supera i 4,1 miliardi di euro. La parte più consistente non riguarda gli impianti sportivi, ma le infrastrutture:
- Opere stradali e varie: circa 68%
- Opere ferroviarie: circa 17%
- Impianti sportivi: poco più del 13%
- Linee elettriche: poco più dell’1%
Questi numeri pongono una domanda inevitabile: quanto di questo investimento risponde davvero a esigenze olimpiche e quanto, invece, sfrutta l’evento come acceleratore di opere che altrimenti avrebbero incontrato maggiori ostacoli politici e amministrativi?
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Neve artificiale: la contraddizione climatica dei Giochi invernali
Il tema della neve artificiale è centrale. Le Alpi si stanno scaldando più velocemente della media globale e le finestre di freddo utile si riducono ogni anno. Per garantire piste praticabili, l’uso di cannoni da neve è ormai strutturale.
Secondo Reuters, anche le tecnologie più avanzate non possono funzionare senza temperature sufficientemente basse, aumentando il consumo di acqua ed energia proprio mentre si parla di transizione ecologica.
Il paradosso è evidente: per celebrare lo sport invernale, si ricorre a pratiche che contribuiscono ad aggravare la crisi climatica che mette a rischio quegli stessi sport.
Impianti che nascono e impianti che muoiono
Un altro dato inquietante riguarda il numero di impianti sciistici dismessi in Italia, in costante aumento negli ultimi anni. Dal 2020 al 2025, il numero di strutture abbandonate è cresciuto in modo significativo, segno di un modello economico sempre meno sostenibile.
In questo contesto, la costruzione di nuovi impianti solleva dubbi sulla loro reale utilità futura. Il rischio è quello di lasciare sul territorio infrastrutture costose, energivore e sottoutilizzate, una volta spenti i riflettori olimpici.
Trasparenza, controllo e rischio di infiltrazioni
Grandi opere, tempi stretti e flussi enormi di denaro pubblico rappresentano un terreno delicato. Organizzazioni civiche e giornalistiche chiedono da tempo massima trasparenza negli appalti e nei subappalti legati ai Giochi.
Anche testate internazionali, come The Guardian, hanno sottolineato l’importanza del controllo civico per prevenire corruzione e infiltrazioni criminali nei grandi eventi sportivi.
In questo senso, iniziative come Open Olympics 2026 rappresentano un tentativo concreto di monitorare costi, impatti ambientali e processi decisionali.
Territori ascoltati o sacrificati?
Forse la questione più profonda riguarda il rapporto con le comunità locali. Molti residenti denunciano di essere stati informati, ma non realmente coinvolti. Le Olimpiadi vengono percepite come un progetto calato dall’alto, che chiede sacrifici immediati in cambio di benefici futuri incerti.
Il rischio è che, una volta terminati i Giochi, restino strade congestionate, paesaggi alterati e costi di manutenzione a carico delle amministrazioni locali.
Una domanda aperta sul futuro delle Alpi
Milano-Cortina 2026 non è solo un evento sportivo: è un banco di prova per il modo in cui l’Italia intende affrontare la crisi climatica, la gestione dei territori montani e l’uso delle risorse pubbliche.
La domanda finale resta aperta: le Olimpiadi saranno un’opportunità reale per le Alpi o l’ennesimo evento che consuma il futuro in nome di un presente spettacolare?
