Lazio, il mercato si riduce ai saldi di fine agosto

Claudio Lotito davanti a una bancarella con calciatori in saldo, simbolo della Lazio senza soldi costretta ai prestiti di fine mercato.

Lazio senza soldi, il mercato si riduce ai saldi di fine agosto

Il titolo potrebbe sembrare la strofa di una canzone, ma in realtà fotografa con estrema precisione la situazione attuale: senza soldi si cercano i saldi. È questa la chiave di lettura attraverso la quale comprendere l’immobilismo della Lazio sul calciomercato e le scelte che la società potrebbe essere costretta a compiere nelle ultime settimane della sessione estiva.

La questione, infatti, non riguarderebbe soltanto la volontà di attendere l’occasione giusta o di muoversi con prudenza. Il problema sarebbe molto più profondo: la Lazio non avrebbe oggi la disponibilità economica necessaria per acquistare normalmente un calciatore, neppure davanti a operazioni considerate relativamente contenute.

La società starebbe quindi cercando quasi esclusivamente giocatori a parametro zero oppure operazioni in prestito con diritto di riscatto. Una strategia che non nascerebbe da una raffinata scelta di mercato, ma dalla necessità di evitare nuovi impegni economici obbligatori, immediati o futuri.

Perché la Lazio cerca soltanto prestiti con diritto di riscatto

La differenza tra un prestito con diritto di riscatto e uno con obbligo di riscatto diventa centrale per capire la situazione. Quando una società prende un giocatore con obbligo di acquisto, la cifra pattuita per il riscatto rappresenta un impegno concreto che deve essere considerato nel bilancio.

Con il diritto di riscatto, invece, l’acquisto futuro non è garantito. La società può sostenere l’eventuale costo del prestito oneroso e lo stipendio del calciatore, senza vincolarsi necessariamente al pagamento dell’intero cartellino. È proprio per questa ragione che la Lazio starebbe valutando soprattutto formule che le consentano di limitare al massimo l’impatto economico delle operazioni.

Il club non potrebbe permettersi di programmare spese importanti neppure per le stagioni successive. La necessità sarebbe quella di trovare giocatori disponibili temporaneamente, possibilmente senza costi iniziali rilevanti e senza obblighi che possano appesantire ulteriormente i conti.

Non si tratterebbe quindi di un mercato costruito sulla scelta dei profili migliori per completare la rosa, ma di una ricerca condizionata quasi interamente dalla formula economica. Prima ancora delle caratteristiche tecniche, diventerebbe decisivo capire quali calciatori possano arrivare senza creare nuovi vincoli finanziari.



Il caso Comuzzo e l’occasione non sfruttata in difesa

Proprio per questo motivo risulta difficile comprendere perché la Lazio non abbia provato a chiudere l’operazione per Comuzzo, passato al Torino in prestito con diritto di riscatto per una cifra indicata tra i 16 e i 18 milioni di euro.

Una formula del genere sembrava compatibile con le attuali necessità della società biancoceleste e avrebbe potuto rappresentare una soluzione per mettere una toppa in difesa. Il mancato intervento continua quindi a lasciare aperti diversi interrogativi.

L’unica ipotesi avanzata è che la Fiorentina non fosse disposta a cedere il calciatore alla Lazio alle stesse condizioni concesse al Torino, magari per l’esistenza di altre situazioni o rapporti tra i due club. Si tratta però soltanto di un’ipotesi, non del punto centrale dell’analisi.

Il vero problema resta infatti la debolezza economica della Lazio e la sua evidente difficoltà nel partecipare normalmente al calciomercato di Serie A.

Una società che non riesce a investire neppure cifre contenute

Continuare a sostenere che la Lazio disponga delle risorse necessarie significa ignorare i segnali che arrivano dalle trattative. Una società che può offrire al massimo una formula da due milioni più altri due milioni per un giovane calciatore poco conosciuto non sta mostrando forza economica.

La Lazio non ha soldi e continua a pagare il prezzo della propria incapacità gestionale. Questa è la conclusione netta che emerge osservando una società costretta a cercare soluzioni minime, a rinviare gli interventi e a sperare che gli altri club, negli ultimi giorni di mercato, diventino disposti a liberarsi dei calciatori rimasti fuori dai rispettivi progetti.

Il problema non è soltanto la disponibilità di denaro. Alla mancanza di liquidità si aggiunge il peso del rapporto tra i ricavi e il costo complessivo della rosa, cioè l’indicatore del Costo del Lavoro Allargato.

Il peso del CLA e il rischio di un nuovo blocco del mercato

Secondo i valori richiamati nell’analisi, il rapporto della Lazio si troverebbe tra 0,81 e 0,83, mentre il limite da rispettare sarebbe fissato a 0,70. Al massimo potrebbe essere ammessa una tolleranza molto contenuta, indicata intorno a 0,71 o 0,715, ma anche in quel caso la distanza resterebbe significativa.

Se questi numeri fossero confermati, la situazione sarebbe pesantissima. La Lazio non starebbe soltanto cercando di completare la rosa senza soldi, ma starebbe lottando anche per evitare di ritrovarsi nuovamente con il mercato bloccato nella sessione di gennaio.

Il rapporto tra costi e ricavi limita inevitabilmente la possibilità di inserire nuovi stipendi, nuovi ammortamenti e nuovi impegni economici. Il principio della sostenibilità finanziaria, tuttavia, non dovrebbe essere considerato il vero nemico.

Una regola che obbliga le società a mantenere un equilibrio tra ciò che spendono e ciò che incassano può risultare limitante, ma serve anche a evitare che i club continuino ad accumulare costi senza avere ricavi sufficienti per sostenerli. Il problema, quindi, non sarebbe l’esistenza dell’indicatore, ma il fatto che la Lazio sia arrivata a trovarsi così lontana dalla soglia richiesta.

Romagnoli considerato ormai un costo insostenibile

In questo quadro si inserisce anche la situazione di Alessio Romagnoli. Tra stipendio e costo lordo, il difensore peserebbe per circa sette milioni di euro. Una cifra che, nell’attuale condizione economica della Lazio, assumerebbe un’importanza enorme.

La sua eventuale uscita o una possibile risoluzione del contratto consentirebbero alla società di alleggerire sensibilmente il costo della rosa. Secondo il ragionamento proposto, liberarsi di quei sette milioni potrebbe far scendere il rapporto da valori vicini a 0,81 o 0,82 verso 0,78 o 0,77.

Anche dopo questa riduzione, però, la Lazio resterebbe ancora fuori dai parametri indicati. Romagnoli, che tecnicamente dovrebbe rappresentare un elemento importante, viene così percepito dalla società come un peso economico che questa Lazio non può più permettersi.

È uno dei segnali più evidenti del ridimensionamento in corso. Non si discute più soltanto della qualità o dell’utilità del giocatore, ma della necessità di eliminare il suo costo per provare a rientrare nei limiti economici.

La strategia dei saldi di fine mercato

La Lazio potrebbe quindi attendere gli ultimissimi giorni di agosto. In quella fase molte squadre, dopo aver provato per settimane a vendere determinati giocatori, potrebbero accettare formule meno vantaggiose pur di liberarsi di stipendi pesanti o di elementi ormai fuori dal progetto tecnico.

La stessa logica potrebbe essere applicata dalla Lazio alla situazione di Romagnoli. La società cercherebbe fino all’ultimo di monetizzare la sua uscita. Se non dovesse arrivare un’offerta utile, potrebbe diventare concreta anche la possibilità di una risoluzione negli ultimi giorni della sessione.

La Lazio avrebbe bisogno di non sostenere più il costo di Romagnoli. Per questa società, nelle condizioni attuali, il difensore sarebbe diventato qualcosa in più rispetto a ciò che può economicamente mantenere.

Allo stesso modo, il club biancoceleste aspetterebbe che le altre squadre arrivino alla fine del mercato con giocatori inutilizzati, difficili da cedere e ancora sotto contratto. Sarebbe quello il momento dei cosiddetti saldi, quando un club può decidere di concedere un prestito secco anche senza ottenere un vantaggio economico immediato, pur di risparmiare almeno una parte dello stipendio.

L’ipotesi Gimenez e il prestito per una sola stagione

Questa dinamica rappresenterebbe anche l’unica possibile chiave per arrivare clamorosamente a Gimenez, magari soltanto attraverso un prestito secco per una stagione.

Per la Lazio attuale, riuscire ad avere un centravanti con questa formula sarebbe già considerato un risultato enorme. La società dovrebbe cercare calciatori che non rientrano più nei piani delle rispettive squadre e che, alla fine del mercato, potrebbero essere concessi gratuitamente in prestito, lasciando al club biancoceleste soltanto il pagamento dello stipendio.

Non sarebbe una strategia ideale né il frutto di una programmazione ambiziosa. Sarebbe però l’unico modo per individuare una logica dentro il disastro economico e sportivo della Lazio.

L’immobilismo diventato normalità

In una situazione normale, a questo punto della preparazione la rosa dovrebbe essere quasi completa. Resterebbero soltanto alcuni ritocchi, qualche uscita secondaria e l’eventuale inserimento di un giocatore capace di migliorare ulteriormente la squadra.

Alla Lazio, invece, questa normalità non esiste. La società non parte da una rosa definita da perfezionare, ma da una squadra incompleta che non può essere rinforzata attraverso investimenti ordinari.

Per questo motivo, al momento, non bisogna aspettarsi nulla di concreto. L’immobilismo della Lazio è diventato normale, perché la società deve attendere che il mercato produca occasioni disperate, giocatori in esubero e club pronti ad accettare condizioni che oggi non prenderebbero neppure in considerazione.

È una realtà dolorosa, ma rappresenta il punto al quale la Lazio è stata ridotta. Dopo ventidue anni, persino l’assenza di programmazione, di risorse e di interventi tempestivi viene ormai percepita come una consuetudine.

Il segnale definitivo del ridimensionamento

Il quadro complessivo mostra una Lazio senza margini economici, costretta a evitare obblighi di riscatto, incapace di impegnare risorse future e obbligata a ridurre il costo della rosa prima ancora di pensare a nuovi acquisti.

La possibile uscita di Romagnoli, la ricerca esclusiva di parametri zero, i prestiti con diritto di riscatto e l’attesa delle occasioni finali non rappresentano singoli episodi scollegati. Sono parti dello stesso scenario.

La Lazio non sta aspettando perché vuole scegliere con calma: sta aspettando perché non può fare altro. Deve sperare che, alla fine di agosto, qualche società decida di liberarsi di un giocatore ormai inutilizzato e accetti di cederlo temporaneamente senza pretendere un investimento immediato.

È questa la logica dei saldi di fine mercato. Una strategia obbligata, figlia della mancanza di denaro, del peso del costo del lavoro e di una gestione che ha portato la società a non potersi permettere neppure ciò che, per una squadra con ambizioni importanti, dovrebbe rappresentare la normale amministrazione.

Il mercato fermo, dunque, non è una fase passeggera. È il simbolo più evidente di un ridimensionamento che coinvolge la rosa, le ambizioni e la capacità della Lazio di costruire il proprio futuro.

Manuel