VAR SENZA REGIA, REGOLE SENZA CERTEZZE: COSÌ IL CALCIO HA PERSO IMPARZIALITÀ E AUTOREVOLEZZA

Arbitri in sala VAR osservano immagini televisive di un fallo di mano sul monitor, tra confusione, cartellini sospesi e simboli di giustizia, a rappresentare il caos interpretativo delle regole e le criticità del sistema VAR nel calcio moderno.

VAR senza regia, regole senza certezze: così il calcio ha perso imparzialità

Entrare nel mondo delle regole calcistiche oggi significa addentrarsi in una materia vasta, complessa e sempre meno stabile. Un sistema che, nel tempo, è stato stratificato da aggiornamenti continui, interpretazioni giuridiche variabili e procedure che hanno finito per snaturare il senso originario della norma.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: confusione, discrezionalità e una progressiva perdita di imparzialità nel giudizio arbitrale.

Quando la regola perde la sua funzione

Le regole del calcio nascono per essere chiare, uguali per tutti e funzionali alla punizione del fallo. Oggi, invece, assistiamo a un continuo rimaneggiamento del regolamento, con codicilli, eccezioni e precisazioni che cambiano il significato stesso dell’infrazione.
Questo processo non rafforza l’arbitro: lo indebolisce. Perché un giudice che opera in un quadro normativo instabile è inevitabilmente più esposto all’errore, al dubbio e, soprattutto, all’alibi interpretativo.

Il VAR: da supporto a fattore critico

Il VAR è stato introdotto con un obiettivo chiaro: aiutare l’arbitro a correggere errori evidenti, riducendo al minimo il margine di ingiustizia. In teoria, uno strumento di supporto. In pratica, spesso un ulteriore elemento di complicazione.

Una riflessione illuminante arriva da una lunga intervista di Fabio Caressa, professionista che conosce profondamente il linguaggio delle immagini televisive. Caressa ha evidenziato un punto cruciale: la valutazione delle immagini non è neutra, né automatica. È una competenza tecnica, professionale, che richiede formazione specifica in ambito audiovisivo.

Il grande limite: chi sceglie le immagini

Gli arbitri in sala VAR non sono registi televisivi. Non hanno una preparazione specifica nella selezione delle inquadrature, nella lettura delle immagini, nella gestione delle diverse angolazioni.
Eppure, da quella scelta dipende il giudizio finale.

Questo è un limite strutturale evidente: immagini selezionate in modo non ottimale possono portare a una lettura distorta del fallo. Non per malafede, ma per carenza di competenze tecniche specifiche. Ed è qui che nasce quella che può essere definita la “terzietà del VAR”, un potere di fatto che finisce per sovrastare sia la regola sia l’arbitro di campo.

Regole in continuo mutamento, giudizi non omogenei

Il problema si aggrava ulteriormente a causa dei continui aggiornamenti regolamentari. Le stesse situazioni vengono giudicate in modo diverso a distanza di poche settimane.
Questo genera una doppia criticità:

  • in primis nel VAR, che applica interpretazioni variabili;

  • poi nell’arbitro, che si trova a dover decidere in un contesto privo di certezze.

Il calcio, così, perde uniformità e credibilità.

Le soluzioni: riformare, non rattoppare

Le proposte per uscire da questo caos sono chiare e concrete:

  • Creare squadre fisse tra arbitri di campo e sala VAR, per costruire gruppi omogenei che crescano insieme.

  • Istituire la figura di un regista professionista in sala VAR, responsabile della selezione delle immagini da sottoporre agli arbitri.

  • Avviare corsi di formazione audiovisiva e di lettura delle immagini per gli arbitri, così da renderli tecnicamente preparati anche sotto questo profilo.

  • Riscrivere il regolamento in modo univoco, eliminando codicilli e zone grigie.

  • Cancellare gli aggiornamenti ripetitivi sugli stessi articoli, restituendo unicità e chiarezza alla norma.

Un esempio emblematico è il fallo di mano in area: deve essere rigore. Punto. Senza “immediatezza”, senza secondi da contare, senza interpretazioni. Togliere gli alibi significa restituire responsabilità.

Il nodo AIA e la questione Rocchi

In questo contesto, il ruolo della dirigenza arbitrale non può essere ignorato. Gianluca Rocchi, oggi ai vertici dell’AIA, appare privo dell’autorevolezza necessaria per guidare una riforma profonda.
Le decisioni non sono omogenee, la tranquillità di giudizio è venuta meno e il sistema sembra galleggiare senza una direzione chiara.

Per questo, una soluzione radicale appare inevitabile: dimissioni, commissariamento dell’AIA e intervento di un organo terzo, capace di riorganizzare la materia arbitrale con criteri chiari, tecnici e indipendenti.

Restituire equilibrio al calcio

Questo non è un attacco agli arbitri, ma una difesa della loro funzione. Un arbitro messo nelle condizioni giuste può giudicare meglio, con maggiore serenità e con un reale senso di equità.

Il calcio ha bisogno di regole semplici, immagini chiare e competenze adeguate. Solo così si può restituire credibilità al sistema e fiducia ai tifosi.

Questo contributo nasce con uno spirito costruttivo: spiegare le difficoltà reali, individuare i limiti evidenti e proporre soluzioni concrete. Perché il calcio, per restare tale, ha bisogno di equilibrio, trasparenza e giustizia.

Enrico